Underground fantasy

art-18-1Se tuona, da qualche parte piove. E non è la pioggia, ma l’attesa che sfinisce.

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E penso a te

Tornare e avere la sensazione di non essere mai andati. Tre anni, un altro cane, amici persi e amici nuovi. Ho scritto ovunque in questi tre anni. Tanti fogli, il muro di casa, la mia pelle. E ora ho bisogno di tornare a scrivere qui. Domani si parte, porto la mia testa altrove. E non è, come dico a tutti, per staccare dal lavoro o dall’attesa di ciò che forse verrà. E’ stata ferma qui troppo a lungo. C’è che ha continuato a cercare di rimettere insieme i pezzi di me che ho sparso. Quelli alla finestra della cucina, dove stavamo ore a parlare, nelle mille sigarette fumate nascosti, perché lì proprio non si potrebbe, sono nella tua barba, che tanto mi piaceva e  forse anche nella mia testa, l’idea che tu non avevi, il ricordo di una casa in cui nemmeno abiti più. Ora cammino nelle stesse strade ma con un altro che mi prende la mano e che mi fa sorridere, mi fa ridere e a volte anche arrabbiare. Mi ha preso la mano, e poi, un pezzo alla volta il cuore. E lo guardo dormire, qui vicino a me e penso che sia tempo di iniziare a cercare pezzi di un’altra vita da costruire, la terrazza o forse il giardino, il centro città e il parcheggio introvabile, la pizza impastata insieme e le piccole smancerie quotidiane. Si, è questo che voglio per me. Domani sarà il mare, saranno i libri comprati nelle stazioni, in attesa di treni in ritardo, sarà il tempo con la mia famiglia e sarà Voyager dei Daft Punk. Sacci navegà secondo o vento se ti voe arrivà in porto a salvamento.

 

 

Smoke gets in your eyes

Oggi pensavo che forse ha ragione il dottore. Dice che la distanza ci ha indebolito, che i chilometri che ho messo fra noi per stare meglio con me stessa fanno stare male lui. Sono troppo permissiva? E se fossi più gelosa? Riuscirei a tenerlo legato a me più stretto? A volte viviamo momenti impagabili, delle volte invece nemmeno ci cerchiamo. Promesse non ce ne siamo mai fatte, il futuro è una nebulosa senza forma. Qualcosa che quando arriverà riconosceremo, ci diciamo. Ma se il futuro fosse adesso? Quando inizierò a ragionare come una grande e non più come una ragazzina? Quando capirò che è arrivato il momento di mettere la testa a posto? Quando sarò pronta a rinunciare ad un pezzo di me per essere “noi”? E poi, per lui saremo un noi? Consigli per me stessa non ne ho, che a furia di darne sono rimasta senza.

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare

Again and again I get up and say
I only want to get it right.
I only want to do the right thing,
but are these demons, I ask myself.

I wonder today, I’m alone, but then
No one can make their own life.
No one can say that they’re an island
When all this freedom that you get is a lie.

Oggi va così. Aspetto qualche cambiamento in questa vita che mi sembra scorrere troppo lenta. Le parole che ho in testa si confondono, le frasi che vorrei scrivere sfuggono e mi sembra di girare a vuoto senza arrivare in nessun porto. E allora oggi va così, aspettiamo che la tempesta si plachi.

Meccanico di uomini

Ho passato questi giorni in mezzo a chi aveva bisogno di una mano. E allora sistema una terapia di qui, regola una pressione di là, infondi qualche liquido perchè “davvero signora, adesso serve”. E ieri sera, durante una assemblea che mi ha ricordato tanto la riunione condominiale de “Il mostro” di Benigni”, mi si avvicina uno di quelli che conosce bene quel che faccio e mi chiede come va. Parliamo del più e del meno, le solite difficoltà, il futuro, il desiderio di fare qualcosa di diverso da quel che adesso è la mia realtà..e per battuta mi dice “sei un meccanico di uomini, insomma!”. Mi ha fatto sorridere, lì per lì. Ed è da stamani appena sveglia, che ci penso. Lo sono davvero accidenti! Specializzata in carrozzeria, motore e perchè no, anche di cuori a volte. Che quelli non sempre si riescono a rimettere a nuovo, ma almeno un’aggiustatina la si riesce a dare. L’unica cosa che non mi riesce bene di riparare sono io. Io e il mio inguaribile desiderio di piacere, di essere come gli altri vorrebbero, di essere giudicata bene. O forse anche solo di essere giudicata, così, per sentire che esisto per davvero e che non sono invisibile. Avrei voglia di staccare la spina, ma non è questo il momento. Forse quando gli impegni lo consentiranno o forse quando consentirò io agli impegni di lasciarmi in pace per un poco. Intanto mi godo il timido sole primaverile, al fiume, con i cani e la musica nelle orecchie. Mi sono uscite le lentiggini sul naso, mi ricordano di quando ero piccola e scappavo in bicicletta col babbo per tornare a sera tardi. Ripenso a quante cose ho fatto, velocemente, per raggiungerli quegli obiettivi che mi sembravano tutto. E ora forse avrei voluto prendermela con più calma, perchè forse quel che ho adesso non è ciò di cui ho bisogno.

Vorrei smettere di fumare

È l’anno dei trenta e mi sono data degli obiettivi da raggiungere. Ottimistici, forse troppo, ma tant’è. Vorrei più tempo da passare nella mia casa, ché a volte mi sembra solo  una stanza d’albergo. Vorrei trovare più tempo con gli amici, quelli che, anche se siamo sparsi per il mondo,  qualsiasi occasione è buona per ritrovarsi e fare foto sceme. Vorrei smettere di fumare, me lo ripeto ogni mattina appena sveglia. Ma manca la volontà per ora, chissà che da qui al fatidico compleanno non compaia per magia. Vorrei anche cose impossibili, forse. Vorrei che le ore passassero così velocemente da non accorgermi nemmeno che il mio tempo in quel-posto-là è ormai finito. Vorrei che il giorno stesso in cui si chiuderà la porta di quel-posto-là, si aprisse un portone che si affaccia proprio su quello che desidero. Vorrei un temperamento migliore, più solare e meno musone. Piacere di più, ma alle condizioni che dico io. Vorrei volermi bene di più, ricordarmi che esiste anche il tempo per me.

Non si sa mai dove si va

Aprile. Aria frizzante dal finestrino abbassato e profumo di erba tagliata. Presto, eppure sono già in viaggio. Qualcuno ha bisogno, si va. Radio in sottofondo e pensieri concentrati su ciò che mi sta aspettando. Certezze granitiche che diventeranno dubbi, già lo so. Entri ogni volta in una casa diversa, visi nuovi. Per lo più preoccupazione ma qualche volta, se osservi bene, se sei attento, riesci a notare anche il sollievo che appare per un attimo, veloce, quando entra il dottore. La speranza che tu possa risolvere tutto, anche se sanno, senza che tu lo dica, che spesso non è così. E quando le notti son lunghe, ti trovi a sola a pensare nel letto fatto a metà, che ti ricorda che il tempo per dormire spesso non c’è. Ti stupisci, perchè li ricordi tutti, i nomi sfuggono ma i volti no. Chissà se loro il mio lo ricordano. Ancora dubbi. Ma il telefono suona e sono pronta per partire ancora. Il mio lavoro è cosi, lo amo e lo odio. Qualcuno ha bisogno, si va. E non si sa mai dove.